Ricamo Bizantino (Italia prima metą XX sec)

Il Ricamo Bizantino ha origini molto antiche. Fu importato a Ravenna dai bizantini tra il V ed il VI secolo dopo Cristo, quando la città era la Capitale dell'Impero d'Occidente.
Il ricamo piacque per la finezza dei disegni e la ricchezza dei colori, ognuno dei quali aveva un significato simbolico:
oro = divinitą, illuminazione e perfezione; porpora = potere imperiale; verde = speranza; azzurro = fede e preghiera.
Per quanto riguarda i soggetti furono ricamati soprattutto foglie d'acanto (prestigio e benessere perché venivano utilizzate per decorare le vesti di personaggi illustri ma anche verginità perché la pianta cresce spontanea in terre non coltivate), pavoni (immortalità, fertilità, incorruttibilità, coraggio, resistenza), grappoli d'uva (ricchezza, salute, prosperità).
Nel corso dei secoli successivi questi preziosi ricami furono applicati esclusivamente in ambito religioso e, poco alla volta, furono dimenticati. Verso la fine degli anni '80 del XX secolo vennero rivalutati ed alcune ricamatrici ricominciarono a eseguirli.
Il ricamo Bizantino prevede l'esecuzione di un punto erba molto corto lavorato con un filo mouliné (in genere di colore marrone) sul contorno del disegno e del punto stuoia, eseguito con due fili mouliné (di uno dei colori succitati) passati nella paraffina per renderli pił sottili; il punto stuoia deve coprire tutto il fondo lasciando vuoto l'interno dei soggetti.
I disegni riproducono i motivi dei mosaici, dei marmi e dei bassorilievi conservati nelle chiese di Ravenna.